Perché fatichiamo ancora ad accettare il termine ‘ingegnera’ mentre non abbiamo problemi a dire ‘infermiera’? Probabilmente perché esistono infermiere donne fin da quando esiste quel ruolo, mentre le ingegnere hanno molti meno secoli alle spalle. Il primo termine fa parte del nostro immaginario e dunque del nostro lessico, il secondo no. Queste resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per i titoli professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne (Avvocata, Architetta, Sindaca, Ministra e via dicendo) non poggiano quindi su ragioni di tipo linguistico, ma culturale. Alcune parole, declinate al femminile, suonano “strane” e decidiamo di non usarle, ma la nostra lingua ne prevederebbe l’uso senza remore.
Pensiamo anche alla tendenza di molte persone a disinteressarsi dei titoli di una donna, tale per cui davanti ad un uomo e a una donna che fanno lo stesso lavoro, ci si rivolge all’uomo chiamandolo “dottore” e alla donna chiamandola “signora”. Anche alla base di questo c’è un retaggio culturale.
Ma le parole possono contribuire a smantellare gli stereotipi e a trasmettere inclusività? La risposta è sicuramente sì. Secondo il Parlamento Europeo «la finalità di un linguaggio neutro è evitare formulazioni che possano essere interpretate come di parte, discriminatorie o degradanti, perché basate sul presupposto implicito che maschi e femmine siano destinati a ruoli sociali diversi. L’uso di un linguaggio equo e inclusivo in termini di genere, inoltre, aiuta a combattere gli stereotipi di genere, promuove il cambiamento sociale e contribuisce al raggiungimento dell’uguaglianza tra donne e uomini».
Per questo l’UNI, Ente italiano di normazione, ha reso di recente disponibili le “Linee guida per la parità di genere nel linguaggio”, che rappresentano un importante tentativo di trasformare il modo in cui la società italiana si esprime, ponendo l’accento sull’uguaglianza di genere.
Dal canto nostro, abbiamo predisposto come azienda un breve decalogo, dal titolo “Le parole sono importanti – Suggerimenti per un linguaggio rispettoso del genere” che ha lo scopo di sintetizzare le tecniche redazionali suggerite da UNI e da altri Enti e Istituzioni che si sono già mossi nel campo del linguaggio a supporto della parità di genere.
L’invito è di iniziare a seguire questi suggerimenti, perché molti cambiamenti linguistici procedono lentamente e per gradi, ed è quindi fondamentale instillare la giusta direzione da percorrere, così da correggere, gradualmente, quei “simbolismi” politici, culturali, estetici, etici ecc. che si riflettono nella lingua che usiamo ogni giorno per parlare e per scrivere.
- Scarica il decalogo Clara “Le parole sono importanti – Suggerimenti per un linguaggio rispettoso del genere“
- Scarica le “Linee guida per la parità di genere nel linguaggio” di UNI

