La violenza di genere non è solo quella fisica: può manifestarsi anche attraverso parole, battute, sguardi, toni di voce o comportamenti che mettono a disagio.
Nel mondo del lavoro, dove trascorriamo gran parte della giornata, questi atteggiamenti possono nascere anche senza intenzioni malevole, ma è comunque importante riconoscerli e correggerli.
Molestie verbali: cosa sono
Rientrano nelle molestie verbali tutte quelle espressioni, commenti o battute che hanno contenuti sessuali, discriminatori o denigratori, oppure che ridicolizzano qualcuno in base al genere, all’aspetto o al ruolo. Ecco alcuni esempi, che possono capitare in contesti lavorativi come il nostro.
- usare soprannomi o allusioni a sfondo sessuale;
- commentare l’aspetto o l’abbigliamento di una persona;
- interrompere, deridere o sminuire sistematicamente le opinioni di chi parla;
- alzare la voce per prevaricare l’interlocutore
- fare battute quando una persona affronta un compito considerato “più adatto” a un altro genere;
- inviare messaggi o immagini inopportune, anche “per scherzo”
Tutti questi comportamenti, oltre ad essere scortesi, creano un clima di lavoro ostile e minano la fiducia e l’autostima di chi li subisce.
E poi altri esempi molto comuni, troppo spesso liquidati come ‘battute’:
- allusioni sul ciclo mestruale o sulla vita sessuale di una donna:
“Sei nervosa, hai il ciclo?”
“Trovati un uomo, così ti calmi” - commenti sull’abbigliamento o sul trucco:
“Su chi devi far colpo con quella scollatura/con quei tacchi?”,
“Se ti trucchi così poi non lamentarti se la gente pensa male” - frasi che mettono in dubbio la professionalità in base al genere:
“Per questa cosa ci vuole polso: meglio se lo fa un uomo”, - insinuazioni fuori luogo:
“Chissà cosa ha fatto per ottenere quella promozione…” - espressioni tradizionalmente maschiliste, ormai sdoganate nel gergo comune, ma non per questo meno fastidiose:
“Quella è una donna con gli attributi“.
Cosa possiamo fare, tutte e tutti
Il cambiamento parte da gesti semplici ma significativi:
- Riflettere prima di parlare, chiedendosi se una parola o una battuta può risultare offensiva o mettere a disagio.
- Intervenire con tatto, se si assiste a un comportamento inadeguato (“forse non è il caso di dirlo così” può già fare la differenza).
- Offrire ascolto e sostegno a chi vive situazioni spiacevoli: sapere di non essere soli conta molto.
- Promuovere collaborazione e rispetto reciproco, perché un ambiente sereno, equo e inclusivo è un vantaggio per tutte le persone che ci lavorano.
Perché parlarne in Clara
Perché la sicurezza non riguarda solo procedure e dispositivi di protezione: significa anche costruire un ambiente di lavoro in cui ciascuna persona si senta accolta, valorizzata e rispettata.
Il 25 novembre ci invita a fermarci un momento e a riflettere: ogni parola può ferire o costruire. Sta a noi scegliere che tipo di cultura vogliamo alimentare, giorno dopo giorno.
Le parole sono importanti, e il rispetto si costruisce insieme.

