20 Febbraio 2021

Rifiuti in mare, proseguono i progetti di Fishing for litter

Stanno procedendo di pari passo i due progetti di ricerca di Legambiente Emilia-Romagna e Università di Ferrara che coinvolgono i pescatori locali, rispettivamente a Porto Garibaldi e a Goro, con l’obiettivo di studiare i rifiuti raccolti accidentalmente durante le attività di pesca e favorirne il recupero. Ad entrambi i progetti Clara collabora operativamente mettendo a disposizione i contenitori dedicati sulla banchine portuali e occupandosi della raccolta e del trasporto a smaltimento dei materiali intercettati.

Per “Zero Plastica in mare” – questo il titolo del progetto di Legambiente, la cui terza edizione è partita a fine novembre –  nei primi due mesi i volontari hanno già recuperato oltre 1,6 tonnellate di rifiuti, di cui il 98% si conferma essere materiale plastico. C’è poi un 1% metallo e il restante 1% si divide tra gomma, carta e cartone, tessili e rifiuti particolari (RAEE, oggetti di grandi dimensioni, ecc.). Per quanto riguarda le fonti, l’84% di questi rifiuti è riconducibile alle attività produttive di acquacoltura e pesca mentre il 16% dall’abbandono di rifiuti urbani. Le calze (tecnicamente chiamate ‘reste’) in plastica per l’allevamento dei mitili risultano essere pari all’81% del totale dei rifiuti recuperati.

«La collaborazione con i pescatori di Porto Garibaldi sta continuando in modo molto positivo, sono abituati alla nostra presenza sul porto ogni mattina e sono i primi a cercarci, raccontarci le esperienze, farci delle segnalazioni» spiega Andrea Mantovani, uno dei volontari di Legambiente occupati nella schedatura dei materiali portati a terra dai pescatori. «Stiamo monitorando anche la parte di banchina occupata dagli allevatori di mitili» aggiunge Mantovani, «in modo tale da farci trovare pronti nel momento in cui riprenderanno la fase attiva del loro lavoro riportando in porto i rifiuti, sempre calze di plastica in particolare».

Proseguirà fino a fine maggio anche il progetto di ricerca dell’Università di Ferrara per la raccolta di reti fantasma e rifiuti dal mare nella sacca di Goro. Il progetto, coordinato dal professor Michele Mistri del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, ha ottenuto il finanziamento dal FEAMP, il Fondo europeo per la politica marittima, la pesca e l’acquacoltura per il periodo 2014-2020.

Lo scopo della ricerca è individuare, rimuovere e classificare i rifiuti tipici delle attività ittiche – come le reti fantasma e gli attrezzi da pesca perduti – ma anche di altri rifiuti marini, soprattutto plastica.

«Nel nostro caso sono gli stessi pescatori che, a bordo delle rispettive imbarcazioni, catalogano i materiali raccolti compilando le schede appositamente predisposte» chiarisce il professor Mistri. «I dati vengono poi elaborati dai ricercatori Unife, che contestualmente prelevano dei campioni dei materiali per effettuare analisi polimeriche in laboratorio. I dati finora disponibili confermano che il 90% del materiale raccolto è rappresentato da calze per la mitilicoltura, in polipropilene».

Il progetto prevede, nei prossimi mesi, anche l’organizzazione di un corso rivolto agli addetti del comparto pesca-acquacoltura di Goro, per formarli e sensibilizzarli sui danni provocati alla biodiversità marina dai rifiuti dispersi in mare.  Al termine del progetto, nell’estate 2021, sempre a Goro sarà realizzato un workshop, insieme a Comune e Clara, per presentare i risultati della ricerca.